Abusi di casa


C’è un terribile e torbido filo che collega molte notizie di questi ultimi mesi riguardanti i cosiddetti “abusi” su minori: violenze sessuali che si consumano in ambiente domestico, come si suol dire, ad opera di componenti della famiglia o di persone vicine, che frequentano quotidianamente le piccole vittime.

Quando la quotidianità è un incubo

L’orco e l’orchessa non sono più distanti, il rischio non è più così riconoscibile, l’ambiente in cui si vive potrebbe non essere più così sicuro. Il Parco verde di Caivano, teatro delle terribili tragedie della piccola Fortuna e del piccolo Andrea, potrebbe non essere un palcoscenico casuale per i delitti e le violenze. Anche la storia della piccola Maria, trovata morta annegata dopo aver subito violenza, parla di una tragedia consumata tra le strade conosciute di un paesino, un circondario che ogni giorno accoglie i giochi e le avventure di bambini e bambine e che si trasforma in un attimo in un inferno incomprensibile.

Pochi giorni fa il Garante per l’infanzia della Campania ha lanciato un allarme riguardante proprio la natura degli “abusi“, con un particolare sconvolgente sulla possibilità che l’incesto venga percepito in alcuni ambienti come una “normalità”, come una delle cose che accadono nella vita, se non addirittura come un aberrante rituale. I numeri contano poco, anche se ci fosse un solo bambino vittima di questo orrore, tutti dovremmo mobilitarci contro.

Un filo di umanità

Il dramma e la violenza consumate in un ambiente conosciuto e che dovrebbe dare sicurezza aumentano il senso di precarietà e pericolo, sia per gli adulti nei confronti dei loro figli, ma soprattutto, per i bambini che non riescono a riconoscere una guida sicura. I punti di riferimento vicini diventano potenziali pericoli.

Ricostruire un filo d’umanità, ricostituire comunità accoglienti e solidali, saper interpretare il disagio prima che questo sfoci in delitti e violenze irrimediabili. Queste sono le prospettive su cui dobbiamo concentrarci e su cui il mondo delle associazioni, operatori sociali e istituzioni devono collaborare.

Avere la possibilità di crescere serenamente, riuscire a costruire la propria identità e essere in grado di compiere le proprie scelte, sono opportunità scontate per tutti. E superare disagi e difficoltà non è semplice, quasi mai ci si riesce solo con i propri sforzi. Può essere necessaria una mano tesa, uno sguardo esperto e al tempo stesso comprensivo, una persona appassionata e preparata a cui poter raccontare le difficoltà quotidiane, per riuscire a ottenere un sostegno e non cadere nella spirale dell’abuso e dell’incubo.

L’impegno di Ecpat, per il 2016, è proprio quello di un progetto sperimentale, Play Family,  che sia di supporto alla genitorialità ed alla vita famigliare, in una periferia della città di Roma con grandi difficoltà legate alle condizioni economiche delle famiglie, al difficile processo di integrazione con la numerosa popolazione immigrata, non sempre regolare, e con un alto tasso di abbandono scolastico.

Ripartiamo da qui per creare un ambiente dove la comunità possa supportare le famiglie in difficoltà. Un ambiente che scongiuri il rischio di divenire un mondo chiuso ed omertoso come il Parco verde di Caivano, ma che sappia costruire una rete solidale e accogliente. Un quartiere che sappia con le sue forze essere quel filo di un’umanità che possa proteggere i nostri bambini.

 

*l'immagine in evidenza è presa da : http://media.urbanpost.it/wp-content/uploads/2016/05/shutterstock_121428757.jpg