Pedofilia, dobbiamo ancora fare molto


È il delitto più grande, lo ha ricordato anche ieri Papa Francesco. È quello più efferato, insensibile, brutale, anche quando non arriva al gesto estremo dell’omicidio, come è stato, invece, nel caso che sta scuotendo i nostri cuori e le nostre coscienze in questi giorni, quello della piccola Fortuna.

Un dramma che si consuma spesso in casa, per questo così difficile da riconoscere. Sono dapprima le piccole vittime, quasi inermi, che prive di malizia non capiscono perché quelle figure che dovrebbero assicurare loro amore, cure e sicurezza, violano la loro dignità, la loro spensieratezza, il loro candore.

Ancora, troppo spesso, i segnali lanciati non vengono adeguatamente colti da chi, attorno, potrebbe e dovrebbe riconoscerli, oppure, quando insegnanti, educatori, conoscenti, riescono a individuare il disagio, non riescono superare una sorta di paura o vergogna e ad attivare gli strumenti adeguati di segnalazione.

L’ultimo infame elemento che emerge dalle vicende di Caivano è la diffidenza, l’omertà, la falsa pudicizia del circondario. Un inquietante scenario sembrerebbe emergere da mesi, anni, di indagini: il quartiere sospettava, forse sapeva. Altre famiglie coinvolte in situazioni e delitti simili. Eppure, solo le indagini e le intercettazioni dei carabinieri sono riuscite a far emergere alcuni fatti e inquietanti scenari.

Dunque, ancora una volta, dobbiamo chiederci cosa possiamo fare di più. Dobbiamo chiedere cosa, oltre alle indagini, può fare quel mondo associativo e istituzionale per aiutare le vittime, in primo luogo, ma soprattutto per ricreare quel tessuto sociale attento e premuroso, capace di riconoscere il disagio, non averne paura e denunciarlo.

Ecpat Italia ha da sempre promosso e portato avanti due tipi di azioni, proprio per vincere il muro del “non detto”, del “non rivelabile”: l’informazione e formazione presso le università, per i futuri operatori nel settore della difesa dei minori, e nelle scuole, perché siano gli stessi bambini e ragazzi a riconoscere comportamenti sbagliati e siano capaci di denunciare e difendersi.

L’altro aspetto fondamentale è quello di advocacy, supporto e soprattutto sollecito delle istituzioni: Ecpat Italia chiede con urgenza di redigere il Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori previsto dagli impegni presi dall’Italia nei 3 congressi Mondiali (Stoccolma 1996, Yaokohama 2001, Rio de Janeiro 2008.

Solo con un piano coordinato e determinato, che coinvolga scuole, istituzioni sociali, associazioni, forze di polizia, il contrasto alla pedofilia e all’abuso sessuale sui minori potrà prendere ancora più forza e potrà davvero diffondersi come sentimento prioritari anche nell’opinione pubblica. Occorre oggi coordinarsi e unirsi affinché, davvero, la protezione dell’infanzia divenga un bene e valore condiviso.

[foto by: swissinfo.ch]